Chi sono

 Io e il Ceará - di Giancarlo Mostachetti -

Sono nato a Bologna, mercoledì 17 dicembre dell'anno 1952. se mi rammento bene era sera, e a dire dei presenti, già pesavo 8 chilogrammi, il chè mi pare abbastanza improbabile, probabilmente i presenti furono colpiti dalla famosa sindrome del pescatore.

La mia famiglia era povera, e cosi rimase per lunghi anni, mia madre, per potermi mantenere, inizio a lavorare come cameriera (schiava) presso varie famiglie, alcune in Bologna, poi in Lombardia, riuscendo anche a farsi assumere dall'allora fabbrica Alemagna.

Io per i primissimi tempi venni affidato ai nonni materni, poi conobbi l'atroce esperienzia dei collegi, prima uno gestito da suore, nei pressi di Bologna, dove l'educazione e la bontà cristiana erano insegnati con ceffoni e cinghiate.

Successivamente passai in un collegio nei pressi di Monghidoro (BO), dove la vita era meno dura, in quanto le cinghiate erano state sostituite da periodi più o meno lunghi, inginocchiato con le mani alzate. In compenso le mie mancanze non furono mai cosi gravi da meritarmi i chicchi di riso sotto i ginocchi.

Ma anche questo periodo ebbe termine. Nel frattempo mia madre si era fidanzata con un ex poliziotto di Caiolo (SO), e quindi venni parcheggiato dai "nuovi nonni" per permettera a mia madre e suo marito di recarsi a lavorare, prima in Germania, per un breve tempo, poi nella Svizzera interna, nella città di Holten, nel Cantone di Soloturn, per poi finire a Lugano. Fù un periodo discreto, fino a che la "nonna" non scoprì l'inganno, cioè che mio padre non era mio padre.

Ma nel complesso non mi posso lamentare, fù un periodo spensierato, la vita nel piccolo paese di Caiolo era molto simile alla vita odierna di Tururu, dove abito attualmente, tutti conoscono tutti, le porte di casa servono solo per non fare entrare mucche o cani randagi, e noi bambini eravamo i padroni del paese.

I "nonni paterni" erano coltivatori, disponevano di alcuni pezzetti di terra, di casa propria, vigne e alcune mucche, e pur vivendo al limite della povertà in casa non mancava mai il cibo.

In Caiolo frequentai le scuole alimentari, proprio così, alimentari, e non elementari, perché la nonna, per aiutare quella testa dura che ero, e anche per aiutare la pancia vuota della maestra, durante l'anno forniva a questa, uno o due salami, mezza forma di formaggio e un poco di frutta, generalmente castagne e mele, per integrare, l'allora, magro stipendio da insegnante. Questa prassi era comunque abbastanza comune in quei magri tempi.

Iniziai a frequentare la prima media, presso la scuola Torelli di Sondrio, ma a metà anno mia madre mi venne a prendere, per portarmi a casa, Bazzano (BO). Lei a quel tempo faceva la magliaia, e la ricordo, giorno e notte a spingere il carrello della macchina da magliera.

Un pò la mancanza di volontà nel proseguire gli studi, un pò le necessità familiari, dopo aver ripetuto due volta la prima media lasciai gli studi, ed iniziai a lavorare come garzone nell'officina meccanica Arienti & Galassi di Bazzano. Erano i primi anni '60, con il maggio francese, e le ripercussioni anche in Italia dei vari movimenti studenteschi.

Io impegnato a procurare la pagnotta giornaliera nè avevo solo un vago sentore ascoltando distrattamente il telegiornale. Occorre dire che mia madre aveva già da tempo scaricato il primo marito, e viveva tranquillamente la sua vita di divorziata.

Ma l'esperienza matrimoniale, probabilmente, non gli aveva insegnato molto, cosi si unì con un'altro uomo, che per un certo periodo fu un discreto compagno, tanto che mi assunse nella sua officina di riparazioni di macchine agricole. Ovviamente, poiché ero il figlio della sua compagna, di darmi uno stipendio neppure si parlava. Ricevevo solo una piccola mancetta settimanale, che spesso non mi permetteva neppure di comperarmi una pizza.

Entrambi, io e il compagno di mia madre, con carattere forte, e con idee spesso differenti sulla gestione del lavoro, entravavamo spesso in constrasto, fino alla rottura definitiva nel gennaio 1972, quado dopo una ennesima discussione decisi di arruolarmi in polizia, per anticipare l'imminente chiama al servizio militare. Neppure il tempo di ripensarci, ed ecco che il 9 febbraio mi giunge un telegramma con l'ordine di presentazione immediata a Nettuno, cittadina in provincia di Roma, di cui, fino ad allora, sconoscevo l'esistenza.

Li vengo sottoposto ad una serie di esami e test, che ovviamente supero, e quindi inizia la mia carriera di poliziotto. Dopo i primi tre mesi di corso a Reggio Emila veniamo tutti trasferiti a Trieste, dove finalmente conosco la Bora, di cui sempre sentivo parlare in televisione.

A fine del corso, unitamente agli allievi della scuola di Bolzano, ci rechiamo in Val Concei, dove avremmo dovuto prestare giuramento, solo che tale Carlos, di professione terrorista, passato alla storia anche con il nome "lo sciacallo", decide di mettere qualche chilo di T4 nei depositi di carburante di Trieste, creando non poco scompiglio..

Rientramo rapidamente alla sede, per iniziare un servizio di vigilanza ai depositi, oramai vuoti, per rispettare il famoso detto "chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati". Al termine del corso, nei primi giorni di settembre, a bordo di quelli che adesso conosco come pau-de-arara, veniamo trasferiti all'allora III° Reparto Celere di Milano, e divento uno dei tanti tristemente famosi celerini.

Qui vengo assegnato alla 1ª Compagnia, dove rimango parcheggiato meno di un'anno, venendo trasferito alle "Volantine", un servizio di rinforzo diurno alla Squadra Volante, dove rimango pochi mesi, per venire poi trasferito al Commissariato Greco Turro, iniziando dal servizio di piantone al Corpo di Guardia, e scalando tutti i gradini, passo per tutte le "specialità del Commissariato".

E in quel periodo, il 4 agosto 1976, che mi sposo. Ancora oggi mi chiedo perché lo feci. Matrimonio che non fù molto felice, ma prima che potessi rendermene conto nacque il primo figlio (1978) e poco dopo (1982) la seconda.

E' nel Natale del 1982, che comprai il mio primo computer (?), il Sinclair ZX81, con 8 kbyte di RAM, all'allora abbastanza alto prezzo di 119.000 lire, nella ex GBC di via Petrella. Ben presto, per utilizzare alcuni giochi, fui costretto ad acquistare ulteriori 8 kbyte di RAM, che costavano come tutto il computer (119.000 lire).

A quel tempo la Polizia era ancora un corpo militare, con la riforma viene accetta la mia domanda per il concorso a vice brigadiere, che avevao presentato anni prima. Con mia grande meraviglia supero i quiz e il colloquio, con voti bassi, ma sufficienti, mi ricordo che alla prima verifica dei voti non venni ammesso, ma poiché i promossi erano veramente pochi, abbassarono la soglia per l'ammissione, e conseguì ad entrare con un misero 6,10.

Il corso, di nove mesi, si svolge a a Nettuno (Roma), nella stessa città dove venni esaminato per entrare in Polizia, a cavallo tra il 1984/85, in quel periodo, mia moglie, per non rimanere sola (sich !), ospita in casa la madre e la sorella. Ancora non lo sapevo, ma era l'inizio della fine del matrimonio.

Al termine del corso vengono assegnato alla Squadra Volante di Milano, per alcuni mesi, quindi, a mia richiesta, vengo assegnato ai terminali, anche grazie alle mie rudimentali conoscenze informatiche.

Giungiamo all'anno 1992, quando l'estro mi colpisce di nuovo, non mi soddisfa più essere un semplice sovrintendente, tento la qualifica superiore di Ispettore. Perdo i primi concorsi per la mancanza di tititoli (diploma di media superiore), ma alla fine esce sempre il concorso per i "ripescati". Anche in questo, pur finendo tra gli ultimi 10, vengo ammesso. E parto per un corso di aggiornamento che si tiene a Bettola (Piacenza) della durata di 2 mesi.

Vorrei specificare che giungevo ultimo nei concorsi, non per mia ignoranza, ma per le mie nulle conoscenze politiche e nulle conoscenze nelle alte sfere dell'Amministrazione. Dovevo battermi da solo, contro "raccomandati di ferro", e il fatto di superare gli esami, pur in ultima posizione, è prova che avevo certe capacità. Anche perche la nonna distribuitrice di formaggi e salumi era deceduta da tempo, e non poteva aiutarmi, neppure con quella rustica maniera.

Al rientro dal corso, vengo assegnato al CEN (Centro Elettronico Nazionale), dove per la mancanza di Funzionari disponibili, vengo nominato Direttore (incarico che prevede il possesso di laura). In questa veste, pur con la mia quinta alimentare,  ottengo brillanti risultati, portando il CEN di Milano a brillare di luce propria, e di fatto creandomi non pochi nemici tra i vari Direttori e funzionari di carriera, che non accettavano che un oscuro Vice Ispettore e poi Ispettore, in pochi mesi, conseguisse qello che le grandi e laureate menti non erano riuscite ad ottenere in anni.

Come molti avranno già sperimentato sulle proprie spalle, farsi nemici potenti è sempre pericoloso, così al primo, pur banale, errore, la mannaia vendicatrice scende implacabile a staccare la testa del "ribelle". La mia delusione e rabbia, inizialmente, furono incommensurabili, ma come tutto passa, anche questo passò, attesi alcuni mesi per giungere alla pensione minima, opportunità che presi al balzo e usci dalla Polizia.

Occorre dire che l'Amministrazione, in quanto organizzazione, sempre si comportò in modo corretto e giusto, ma non sempre gli uomini, che vi fanno parte, si comportano di egual maniera. Questo per dire che rispetto e onoro il Corpo, di cui feci parte, ma disprezzo certi, e fortunatamente pochi, omuncoli che ne fanno parte.

Nel frattempo i figli erano riusciti ad ottenere entrambi un lavoro sicuro, e colsi l'occasione per separarmi dalla moglie, ritirandomi a vivere come solitario pensionato.

Tra un discorso e l'altro, con un caro amico, che conosceva molte delle mie angustie, mi informò che stava partendo per il Brasile, dove già si era recato altre due volte, nella cittadina di Tururu (Ceará), per conto di una ONLUS di Pandino. Tra la sua richiesta di accompagnarlo e la mia risposta positiva trascorsero meno di 2 millisecondi.

Era quello che cercavo, cambiare il solito tran-tran, per vedere se la vita meritava ancora di essere vissuta. Così l'11 giugno 2002 mi imbarco con Francesco direzione Fortaleza. Fu realmente la decisione che muto la mia vita successiva. In Tururo conobbi, tra gli altri, Angelica.

Tra i tanti episodi, cito questo. Una sera mentre parlavo con Angelica lei mi chiese dei soldi per comprare "selos", poiché a quel tempo la mia conoscenza della lingua portoghese era "ZERO", con saccente ignoranza gli dico di don comperare troppe caramelle, perché fanno male. Sia lei che la sua amica mi guardano con occhio stralunato e scoppiano a ridere.

Dopo un mese dal mio ritorno in Italia, ricevi la prima, di una lunga serie, di lettere da Angelica, e guardando la busta noto che il francobollo porta la scritta "SELOS". Ricordandomi dell'eposidodio delle "caramelle selos" compresi le risate delle due ragazze.

Ritornai in Brasile altre volte, Recife, São Luis, Salvador, Manaus e l'immancabile Fortaleza. Feci diverse amicizie, scopri che probabilmente ci sono più italiani in Brasile che in Italia.

Con Angelica la storia "epistolare" procedeva per la sua strada, con brevi incontri succedutesi nel tempo. Fino febbraio 2006, quando ho fatto il grande passo è mi sono unito con Angelica. Per un certo periodo siamo rimasti in Fortaleza, e poi ci siamo trasferiti in Tururu, dove tra nugoli di zanzare vivo felicemente la mia vita con Angelica.

La maggior parte delle persone, quando tornavo in Italia dai miei viaggi, poneva sempre la solità idiota domanda: "Ma è meglio in Italia o in Brasile ?". Io tentavo di spiegare che uno non è "meglio" del'altro, sono semplicemente differenti, cadauno ha le sue caratteristiche che lo rendono "migliore" per alcuni e "peggiore" per altri, e dopo un'ora di spiegazioni ottenevo un: "Ma allora è meglio il Brasile o l'Italia ?". Questo da la misura dell'intelligenza media del cittadino comune.

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