Una personalità cearense simbolo dell'irriverenza popolare.


Il bode Ioiô

Tra le biografie ci si aspetta di trovare solo personaggi famosi, ma in queste biografie, oltre alle date, come quella del 25 marzo, si parla anche di caprini, bode è la traduzione portoghese della parola capra. Ma cosa centra una capra tra tanti illustri personaggi ? In realtà non si tratta di una capra comune, ma di una capra che distrusse brillanti carriere politiche, la sua presenza era una costante, insieme al suo puzzo, alle manifestazioni pubbliche.

Probabilmente il bode Ioiô è l'unico caprino morto di cirrosi epatica (mentre alcuni avanzano l'ipotesi di attentato politico). Correva l'anno 1915, mentre in Europa infuriava la Grande Guerra nel Nordeste brasiliano una delle ricorrenti Grandi Secche colpiva impietosamente la regione.

Tra i tanti retirantes che invasero Fortaleza, per sfuggire alla mortifera falce della sete vi era un caprino (bode), di proprietà di una dei tanti retirantes, proveniente dalle parti di Canindé. Dopo aver viaggiato a piedi per oltre 100 km, il pover'uomo pose in vendita il caprino, per racimolare qualche soldo. Questi venne acquistato dal proprietario dell'azienda di pellami inglese, Rossbach Brazil Company, con sede nella Praia do Peixe (oggi Praia de Iracema).

Il proprietario della fabbrica comprò la capra ufficialmente per motivi umanitari, ma in realta, dopo aver visionato l'animale, che discendeva dalla razza parda-alpina, introdotta nel Paese dai colonizzatori, dal pelame lucido e dal portamento eretto, lo acquisto per dare lustro alla sua azienda di pellami. Cosi, in un periodo dove quasi tutti gli animali erano destinati al macello, per sfamare l'orda dei retirantes questi verre risparmiato.

Godendo della libertà di non essere molestato dai poliziotti della prefeitura, quando nel 1920 venne promulgata la legge che non potevano circolare animali liberi nella città, egli girovagava libero nei pressi dell'Alfândega, localizzata nella Praia do Peixe, di là, tornava nella Praça do Ferreira, culla della cultura e della boemia fortalezense.

Questa non fù mai una capra convenzionale, e da un altro punto di vista può a ragione essere considerata una personalità cearense, Ioiô non si adattava a vivere con gli altri caprini, ma preferiva bighellonare, fumare e bere nei bar della Fortaleza degli anni '20.

Beveva numerose tazze di birra e cachaça in compagnia dei suoi "amici" boemi e scrittori che frequentavano gli antichi caffé, e quando beveva non rispettava neppure le pudiche ragazze che usavano gonne fino al polpaccio, con le sue corna gli sollevava le vesti.

Il caprino, nel tempo, raggiunse grande notorietà accumulando amici e nemici, durante le votazioni del 1922, quando vennero contati i voti, la capra aveva ottenuto il maggior numero di preferenze come vereador (assessore), ovviamente non ottenne l'incarico, ma la sua fama crebbe ancor di più uscendo dai ristretti confini di Fortaleza.

Nel 1930 già dava i segni di una salute debilitata, anche a causa delle numerose libagioni. Le nottate brave diminuirono, e Ioiô non teneva più compagnia ai suoi amici boemi fino alle prime luci dell'alba, ritirandosi anticipatamente per riposare le vecchie membra.

Fù nel 1931, il 7 novembre, che venne incontrato il suo corpo, privo di vita, su un marciapiede della Praça do Ferreira. Un anno dopo la caduta della Velha Republica.

La sua morte venne addebitata a cirrosi epatica, dovuta ale numerose bevute, ma non mancarono illazioni su di un ragazzo, che si era enormemente offeso quando la capra senza vergogna, aveva sollevato ben sopra l'inguine le gonne della sua fidanzata.

Ma la chiacchera più accreditata e che a causa della massa di voti che ad ogni elezioni ricadevano sulla capra, vecchi e tradizionali candidati della vita pubblica cearense avevano perduto lo scranno detenuto da generazioni, e si erano vendicati eliminando il "pericoloso rivale" La capra, nella sua qualità di personalità "politica", partecipò alle campagne elettorali, al lato di diversi candidati, sia durante comizi in affollate piazze che in circoli letterari.

erano le elezioni del 1922, quando capitalizzando i voti di protesta, Ioiô ottiene il maggior numero di voti per la carica di Vereador (assessore). In realtà questo fenomeno di voto zoofilo si ripete anche successivamente, come nel 1958, quando Carareco, un rinocerento del giardino zoologico di São Paulo ottine il maggior numero di voti per la carica di Vereador, con oltre 100mila voti, e ancora, nel 1988, la scimmia Tião, del giardino zoologico di Rio de Janeiro riceve oltre 400mila voti per la carica di Prefeito (sindaco) della stessa città, diventando il 3° più votato, con il 9,5% dei voti. Poi, nel 1996, l'avvento delle urne elettroniche pose fine a questo modo di protestare degli elettori.

Tra le sue tante bravate, accolte con gioia alla popolazine, l'aver mangiato il nastro inaugurale del Cinema Moderno il 7 settembre 1921. Era in programmazione il film "Carmen", con Paola Negri, e dall'altro lato della piazza si trovavano Joaquim e Ioió, osservando le varie personalità che stavano giungendo per assistere all'inaugurazione. Alcune giungevano di tram, molte a piedi, pochi altri in due autovetture Chevrolet e l'unico Ford-T di Fortaleza. Tutti stavano in attesa del Governatore Justiniano de Serpa (1852 - 1923) e dell'Intendente Godofredo Maciel, ascoltando la musica di una banda, strategicamente posizionata in rua da Palma, nel lato ovest della Praça do Ferreira. Fu li che il caprimo, calmamente attraversò la piazza e inizio a divorare il nastro giallo-verde. Il pubblico presente ovaziona il caprino, che per la sua azione viene considerato l'inauguratore ufficiale del nuovo cinema.

Spesso era presente durante le rappresentazioni nel Teatro José de Alencar, aveva libero libero accesso alle chiese e perfino nella Câmara Municipal, e per diverso tempo, in fortaleza venne pubblicato il giornale "Bode Ioiô".

Il nome Ioiô proviene dal suo contino andi-rivieni da Praça do Ferreira alla Praia de Iracema, dove era la sede della ditta inglese, Ioiô è la traduzione portoghese di jo-jo, oggetto normalmente di legno che viene fatto salire e discendere arrotolandosi ad una corda.

Dopo la sua morte la capra venne donata al Museu do Ceará, diventando il reperto più visitato e conosciuto, ma come tutti i personaggi storici, anche Ioiô ebbe la sua profanazione di routine. Un giorno scomparve la code dolla capra. allora il fatto assunse toni di tragedia, i proprietari del giornale "Bode Ioiô" offrirono un abbonamento annuale gratuito a chi avesse fornito informazioni utili, ma tutto fù inutile.

Viva, la capra, misurava 85 cm di altezza e 1,15 di lunghezza, le corna raggiungevano la considerevole cifra di 35 cm. con un peso compreso tra i 20 e i 30 kg. come da una stima del sargento Lima, che anticamente si dedicava alla cura della capra, e successivamente divenne Guardia Particolare del Museu do Ceará, dove riposa, altero, il corpo del celebre animale. Il Museo riceve tra le 20 e le 30 mila visite annue, e tutti vengono ricevuti all'ingresso dal celebre caprino.

Molte leggende circolano attorno al venerando animale, la più straordinaria ha riferimenti con l'aldilà.

Qualcuno racconta che la capra altri non era che la reincarnazione del malfamato canzonettista (serestiero) Paulo de Castro Laranjeira, che fù anche ingegnere delle Opere dello Stato. Questo Laranjeira si appasionò perdutamente di una bellissima ragazza dagli occhi verdi, e da quel momento non fù mai più lo stesso. Quando venne respinto si uccise sotto le finestre del dobrado dove abitava la sua amata, dopo aver cantato "Teu Desprezo" canzoncina di cui era l'autore, una cui strofa così diceva:

Teu desprezo me arrasta lentamente
Para a campa solitária vou partir
E a morte será minha vingança
Para que serve, ó mulher, eu existir.

Muore con un colpo di revolver nell'orecchio alle 23:30 del 14 febbraio 1897. Diciotto anni dopo, già alle primo luci dell'alba, il Bode Ioiô passeggiava al suo solito, bighellonando tra un bar e l'altro, quando passo vicino ad una "Roda de Seresteiros" proprio menre qualcuno stava ricordando il Laranjeras, cantando, in omaggio postumo, i primi versi di "Teu Desprezo", quando la capra cadde a terra in preda alle convulsioni, apoplettica, con la lingua penzoloni.

Tutto accorsero ad aiutare l'animale, e tra la gioia generale questi si riprese rapidamente, sopravvivendo a questa strana sincope, ma di cui rimase per il futuro il suo sguardo triste. Alcuni, notando la cosa, esperimentarono di cantare nuovamente le strofe della canzone, e di nuovo la capra ebbe le convulsioni, e questa era la prova per il popolino che la capra era la reincarnazione dello sfortunato Paulo de Castro Laranjeira.

Il clero, irritato, temendo eresie di idolatria, proibì qualunque menzione del fatto sulla stampa dell'epoca. La capra, indifferente, continuò la sua vita divorando nastri inaugurali durante gli eventi civici, seguendo cortei funebri e girovangando per i quartieri commerciali. Attualmente, ogni settimana, il suo pelo viene trattato con un prodotto idratante appositamente importato dall'Italia.

Si trovano informazioni su questo illustre caprino in molti libri si memorialisti cearensi, come Otacílio de Azevedo, Raimundo Girão e Raimundo Menezes. La sua storia dette l'argomento per un film, intitolato: "Um bode chamado Ioiô", di Luiz Edgard Cartaxo Arruda, che non venne mai girato. Nel film, Ioiô aiutava ad abbattere l'oligarchia della famiglia Aciolly. Secondo Raimundo Girão, autore del libro "Geografia da Estética Cearense", Ioiô era un cittadino come qualunque altro.

Un giorno i guardiani del museo si accorsero con stupore che la coda del caprino era scomparsa, era il tempo in cui in un rempto laboratorio era stata clonata la pecora Dolly (1996 - 2003), e imediatamente si sparse la voce che la coda sarebbe stata trafugata per creare un clone di Ioiô, versione confermata da un'anonimo cordelista di piazza José de Alencar, che raccontava tra le rime, la storia della coda, e che di li a poco il caprino sarebbe tornato a deambulare tra la Praia de Iracema e la piazza Ferreira.

Ma è ingiusto parlare del celebre caprino, e dimenticarci di Joaquim Soeiro. Chi era costui, che ebbe a che fare la sua vita con Bode Ioiô ?

Era l'anno 1901, quando nel villaggio portoghese di Castelo do Bode una donna mori dando alla luce il suo primogenito, batezzato con il nome di Joaquim Soeiro. Visse per molti anni nell piccolo villaggio, fino alla morte del padre, a causa di una caduta da cavallo. Questa ulteriore disgrazia lo convinse a lasciare il patrio suolo e cercare fortuna oltremare. Aveva ascoltato spesso storie sui ricchi abitanti del Brasile.

Ragazzo poco istruito, giovane, forte, capelli e occhi castani, di media statura, da cui, a dire di molti, si dimostrava la presenza di sangue moreno nelle sue vene. Giunse a bordo della nave da carico inglese Manchester il 22 agosto 1920, dove, per pagarsi il viaggio, di sola andata, lavorò como aiuto cuciniere e addetto alla pittura dei ponti della nave, come aveva contrattato personalmente con il comandate della nave, Thomas Cavendish, noto per il suo timore delle verdi acque cearensi, dove poco tempo prima era affondata la nave da carico Águia.

Joaquim Soeiro venne assunto dalla Rossbach Brazil Company, e tra le molte incombenze vi era quella di curarsi del caprino (bode), quasi un destino marcato dal paese di origine, Castelo do Bode. Joaquim tagliava l'erba sul margine in ombra del rio Pajeú, seguito dalla capra, che non era vincolata da cavezza alcuna. Poi sistemava l'erba fresca in una mangiatoia di legno, vicino ad una grande bacia di acqua limpida. Joaquim dormiva li vicino, in una celletta nel fondo dell'impresa, dove la capra regnava indiscussa.

Dove andava Joaquim, li andava la capra. E poichè tutte le sere il Joaquim saliva per la erta via che univa la Praia do Peixe al Seminario, di sabbia bianca, e con poche case, passava per il Forte Nossa Senhora de Assunção raggiungeva la Praça do Conselho e da li, a sinistra per la rua Direita fino al centro della città, nella piazza do Ferreira. Fu in questa epoca che si iniziò a chiamarlo Bode Ioió, per il suo andirivieni con il Joaquim.

Joaquim sapeva che era necessario studiare per poter fare strada nella vita, iniziò quindi un corso di contabilità. Sempre si recava a scuola in compagnia della capra, che rimaneva quieta nella Praça da Lagoinha, dove l'erba era rigogliosa e fresca. Alla fine del corso divenne ausiliario di biblioteca, conobbe varie persone e venne invitato ad entrare nella Massoneria a causa del suo buon carattere e per le ottime referenze. Il giorno della sua iniziazione giunse già con il vestito per l'occasione, avendo avuto l'accortezza di lasciare Ioió in un recinto li vicino. Rimase sorpreso nel conoscere il simbolismo e l'allegoria rituali della confraternita, e della giocosità dei "fratelli" che lo chiamaro di "novo bode".

Joaquim sarebbe quindi, pensò egli stesso. da quella notte solenne, un "fratello" di Ioió. Ma questi, non avezzo ai recinti, nel frattempo, aveva divelto il recinto e prendeva a cornate la porta della loggia massonica. I due tornarono insiema a casa, ma la porta della loggia “Igualdade e Fraternidade” rimase segnata, come una xilogravura surrealista con i buchi fatti dalle corna di Ioió. Da quel giorno Joaquim decise di lasciarsi crescere la barbetta, simile a quella di suo "fratello" Ioió.

Un giorno, una giovane studentessa, morena, focosa, di bacino largo, lunghi capelli e occhi neri fece perdere la testa a Joaquim. La ragazza, Maria Braga, che abitava con la madre vedova nella sabbiosa rua Soledade, 54, una traversa del Seminario, fece passare mesi prima di accettare la corte del Joaquim, perché si trattava di ragazzo straniero, lavoratore e con un futuro. Maria di pavoneggiava, profumata di lavanda, e passeggiava con Joaquim e la capra succhiando canna da zucchero. Passarono pochi mesi e decisero di sposarsi. La cerimonia venne celebrata nella Chiesa del Rosário un sabato piovigginoso, mentre Ioió attese la neo-coppia bevendo birra, vinno e cachaça nel Café Java, e come stuzzichino degustava le pagine del libro “Libertação do Ceará”, di Rodolfo Teófilo, che riposa su una sedia sgangherata.